
Guardiamoci in faccia e stringiamoci nel cordoglio: ciò che manca al centrosinistra perché possa finalmente spiegare le vele e prendere il largo è Maurizio Gasparri. Meglio, un Gasparri. Ma ancora meglio se originale, con sguardo vitreo e etichetta ologrammata sulla lingua (visibile nei momenti di relax del nostro, quando il linguone pensola a cercar refrigerio). Non esiste al mondo un libero pensatore con l’eloquenza e la sontuosità di Gasparri: la loquela sciolta, l’attività cerebrale ridotta alla reitrazione mnemonica del ritornelo di giornata.
L’occhiaccio furbetto, che mente sapendo di mentire. Anche se è lui stesso a non capire nè differenza nè messaggio. Ma dove la si trova una risata più catacombale, una verve simile? Ne siamo certi, Maurizio Gasparri è l’assicurazione sulla vita al consenso berlusconiano. Da qui il problema: cosa manca alla sinistra per attestarsi finalmente e seriamente all’altare dell’onore elettorale? E’ presto detto. Gasparri. Analizzando con le dovute cure la schiera dei componenti dell’opposizione, non ravvediamo che alcune ipotesi emulative. Eccone alcune.
Enrico Letta: è il Gasparri di buona famiglia, per eloquio e idee. Se non fosse un Letta. Compito, inversamente proporzionale alla violenza oratoria del Gasparri ma strettamente dipendente alle spropositate proporzioni di nulla da questo prodotte. Ma è Letta. Cassato.
Piero Fassino: lui sì che il posto potrebbe prenotarlo, causa anche l’occhio comunque spiritato. Ma spiritato alla “post-comunista”: con l’occhiaia e il bianco venato dalle batoste e dall’imperitura presenza, al suo fianco anche a lavoro, della cara moglie. Ammesso che non sia lui a seguire il coniuge.
Pierluigi Bersani: tombola. Sugli schemi empirici ci siamo. Di là ci danno col governo del fare? Smonto e rimonto un messaggio chiaro. “Dico alla destra che se stava a casa era meglio”. Poesia. Reiterata ad ogni microfono e telecamera, da giorni. Metodi, che ricordano, finalmente, Maurizio Gasparri. E’ il ritornello col quale gioca a farsi tale, ma che in sè non contiene, suo malgrado, quell’impudicizia mai punita di chi le ha avute vinte tutte. Dunque non Bersani. Donadi? Mm, mm.
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Tag: Centrosinistra, enrico letta, Massimo Donadi, Maurizio Gasparri, Pierluigi Bersani, Piero Fassino